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Concetti del Karate Do

CONCETTI FONDAMENTALI DELLA VIA DEL KARATE

Oggi volevo parlare di due concetti che ritengo fondamentali per la pratica del Karate-Do.

Possiamo praticare Karate per tantissimi motivi differenti però comprendere questi due concetti, a mio avviso, è fondamentale se non vogliamo correre il rischio di fare il passo più lungo della gamba, come spesso succede.

Come ho già avuto modo di raccontare in altri video, il fine ultimo della Disciplina del Karate non è quello di arrivare a far girare la testa al nostro avversario con un calcio o di fare un salto di due metri d’altezza.

 

Certo, sono cose molto spettacolari ed anche utili ma se ci concentriamo solo su questo rischiamo di perdere ciò che veramente sta alla base di tutto.

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Alla base ci siamo noi: ci siamo noi con il nostro corpo e con le nostre abilità, abbiamo dei punti di forza e dei punti deboli, nonché dei limiti.

E qui comincia la vera Arte: essere in grado di dare il meglio di noi con ciò che abbiamo a disposizione.

 

Alla fine di tutto, l’efficacia di un movimento è data dal grado di padronanza che abbiamo di quel movimento.

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Il concetto fondamentale, dunque, è la padronanza del nostro corpo.

Se riusciamo a muoverci con disinvoltura e decisione qualsiasi tecnica che andiamo ad eseguire risulterà efficace.

Prima di voler avere la meglio sugli altri dobbiamo imparare ad avere la meglio su noi stessi!

 

Equilibrio e stabilità, velocità e coordinazione, forza e resistenza: lavorare su questi fattori ci porterà ad essere sempre più consapevoli e padroni del nostro corpo, dopodichè, potremmo andare ovunque ci vada di andare.

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Il secondo concetto di cui volevo parlarvi è l’Imprevedibilità.

Questo concetto si può applicare sia sulla pratica del combattimento (il Kumite) sia sulla pratica del Kata e sulle varie tecniche che si possono eseguire.

 

Lo ritengo anche questo un concetto fondamentale sia perchè ci può portare ad ottenere ottimi risultati sul campo di gara sia perchè, applicando questo concetto, possiamo vedere le cose in un modo diverso.

In qualsiasi situazione ci troviamo, se utilizziamo sempre lo stesso metodo preciso, se seguiamo sempre uno schema definito è facile che chi ci osserva, prima o poi, capisca le nostre intenzioni.

E, nel caso di un combattimento, questo chiaramente gioca a nostro svantaggio.

Se eseguiamo un pugno sempre con il braccio destro è molto facile che il nostro avversario, prima o dopo, ci attiri in una trappola.

La stessa cosa vale per i calci: se tiriamo i calci sempre con la stessa gamba è inevitabile che prima o poi si finisca al tappeto.

 

È dunque necessario, per avvicinarsi all’imbattibilità, essere imprevedibili!

E qui torna in gioco il concetto di prima, della padronanza del nostro corpo.

Devo essere padrone dei miei movimenti, di quello che faccio: devo essere in grado di utilizzare il braccio destro così come il braccio sinistro, deve imparare ad usare bene la gamba destra così come la gamba sinistra, eccetera. In questo modo posso sempre sorprendere chi ho difronte, perchè non sa cosa può aspettarsi da me.

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Le cosiddette “finte” che studiamo negli allenamenti hanno proprio questo preciso scopo: ingannare chi ci sta di fronte. Faccio finta di tirare un pugno e poi, invece, tiro un calcio; faccio finta di andare a destra e poi, invece, vado a sinistra. Faccio credere una cosa e poi ne faccio un’atra. Questa è una strategia, chiamiamola così, che può farci guadagnare molti molti punti (ammesso che poi riesca a portare a termine l’azione o che, comunque, poi non commetta errori).

Dunque, oltre a concentrarsi sul diventare “bravi atleti” (tecnicamente parlando) è cosa molto utile concentrarsi anche sul diventare gestori del tempo, dello spazio e delle situazioni nelle quali ci si può trovare.

Questo è il motivo per cui, spesso, atleti non poi così atleticamente preparati riescono ad avere la meglio su atleti più forti di loro: perchè riescono a gestire al meglio la situazione, riescono a sorprendere chi si trovano di fronte.

Questo è il concetto dell’Imprevedibilità.

 

E come dicevo si può applicare non solo al combattimento ma anche al Kata, quando eseguiamo le tecniche.

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Innanzitutto lo possiamo fare evitando di utilizzare “trucchi” per eseguire tecniche un po’ più complesse, sarebbe scontato. Per esempio, impariamo ad evitare slanci delle gambe e delle braccia per essere in grado di saltare più in alto o per fare un movimento più veloce; evitiamo sbilanciamenti, soprattutto in passaggi complessi; evitiamo tutte quelle cose che un giudice si aspetterebbe quando ci vede in difficoltà o che stiamo per eseguire qualcosa di complicato.

 

Possiamo essere imprevedibili, anche, giocando sull’interpretazione personale del Kata, entrando pienamente nella parte di colui che sta combattendo, esprimendo tutto noi stessi in ogni singola tecnica. Non verremmo più considerati Atleti ma verremmo considerati Artisti, in quanto siamo dentro anche mentalmente in quello che stiamo facendo. Ed è una cosa che si nota!

Ecco, ho cercato di sintetizzare come meglio ho potuto i concetti che ritengo alla base del Karate, così come alla base delle Arti Marziali in generale.

 

Padronanza ed Imprevedibilità…che potremmo tradurre come Conoscenza di sé stessi e Libertà di espressione.